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Nella Notarchain i dati certificati dai pubblici ufficiali

24 Gennaio 2018 0

Giovanni Perani

Nella Notarchain i dati certificati dai pubblici ufficiali

Pubblicato su Quotidiano del Diritto (il Sole24Ore)

24 gennaio 2018

Di Bitcoin e criptovalute si è sentito parlare ampiamente.

Solo di recente si è cominciato a capire che la connessione tra le cripto valute e la blockchain technology: quest’ultima è un protocollo di comunicazione identificato da una tecnologia basata sulla logica del database “distribuito”, cioè un database in cui i dati non sono memorizzati su un unico computer ma su più macchine collegate tra loro, chiamate “nodi”. Il segreto risiede nella capacità di gestire e creare un grande database strutturato in blocchi (come evidenziato dal termine block), o maglie di rete, destinati a rimanere collegati tra loro (chain).

Ogni blocco può contenere le più svariate informazioni, che vengono a loro volta registrate dalla rete stessa in quanto elemento riunificatore di tutti i blocchi. La totalità dei blocchi, quindi, costituisce un database di informazioni, chiamato anche ledger. Con la blockchain si parla, in particolare, di distributed ledger, e cioè di una reale e completa memoria logica “distribuita” nella quale non esiste più alcun soggetto centrale garante e in cui la logica di governance è costruita attorno a un nuovo concetto di fiducia che lega tutti i soggetti.

In questo contesto in occasione del 52° Congresso nazionale del Notariato dal titolo «Notaio: garanzia di sistema per l’Italia digitale», è stata annunciata la nascita della Notarchain, il primo modello di database dei registri volontari digitali gestiti dai notai italiani.

La Notarchain si fonda sulla blockchain technology ma, anziché utilizzare uno shared distributed ledger, e quindi la possibilità di chiunque di scaricare la completa catena di informazioni, si propone l’obiettivo di essere controllata solo da notai che, di conseguenza, diventeranno i nodi del sistema. Si ha così una doppia certificazione, che deriverebbe non solo dal sistema tecnologico ma anche dalla certificazione notarile.

Ovvero, dato che gli effetti civili dell’alimentazione delle informazioni e della loro gestione nei Registri pubblici (che siano immobiliari, societari o legati alla proprietà industriale), passano tramite la vidimazione dei notai che nella mansione di pubblici ufficiali delegati dallo Stato li convalidano, allora gli stessi notai possono dare il via a un a un processo di digitalizzazione tramite la creazione di una propria ledger in cui far convergere informazioni certe, oltretutto condivisibili in tempo reale da una rete di circa cinquemila sedi notarili italiane.

In questo modo, grazie alla Notarchain, vi sarà un duplice controllo preventivo sulle informazioni registrate, potrà essere sondata la loro correttezza e completezza e, in seguito a ciò, tali informazioni potranno essere inserite nella catena.

Questa base di archiviazione digitale notarile equamente “distribuita” e condivisa potrà inoltre supportare anche altre informazioni gestionali di qualsiasi natura. Potrà essere utilizzata, perciò, non solo per transazioni immobiliari, ma offrire la sponda per certificazioni di opere d’arte e disegni industriali. Una delle caratteristiche della tecnologia della blockchain, infatti, risiede nel timestamp, ovvero una sorta di marca temporale che identifica in modo certo e inequivocabile l’orario e la data che attestano l’avvenuta certificazione di un dato evento.